Ricerca documentaria e analisi del territorio per la verifica preventiva dell'interesse archeologico

Archeologia preventiva

Verifica Preventiva dell'Interesse Archeologico (VPIA)

Ricerca, documentazione e coordinamento scientifico per valutare l'interesse archeologico di un'area prima dell'intervento, ai sensi del D.Lgs 36/2023 e del Codice dei beni culturali.

Che cos'è

Uno strumento per progettare tutelando il patrimonio archeologico.

La Verifica Preventiva dell'Interesse Archeologico (VPIA) fornisce un quadro generale sulla possibile interferenza tra l'opera da realizzare e le preesistenze archeologiche presenti nell'area. È uno strumento che consente una progettazione capace di tutelare e salvaguardare il patrimonio storico e archeologico, riducendo al contempo il rischio di imprevisti, sospensioni e costi aggiuntivi in corso d'opera.

Dal 1° luglio 2023 la procedura è disciplinata dal D.Lgs 36/2023 (Codice dei contratti pubblici), il cui art. 41, comma 4, rinvia all'Allegato I.8, in attuazione dell'art. 28, comma 4, del D.Lgs 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) e della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico (Convenzione della Valletta, 1992, ratificata con legge 57/2015).

Stazioni appaltanti ed enti concedenti trasmettono al Soprintendente competente, prima dell'approvazione, il progetto di fattibilità con gli esiti delle indagini geologiche e archeologiche preliminari: dati di archivio e bibliografici, ricognizioni sul terreno, lettura della geomorfologia e, per le opere a rete, fotointerpretazioni. La documentazione deve essere raccolta ed elaborata da dipartimenti universitari di archeologia o da professionisti con laurea e specializzazione in archeologia o dottorato di ricerca in archeologia.

Cosa faccio

Dalla ricerca documentaria alla documentazione completa per la Soprintendenza.

01

Ricerca documentaria e di archivio

Raccolta e verifica di dati bibliografici, archivistici e cartografici: carte archeologiche, banche dati pubbliche, letteratura scientifica e documentazione storica dell'area di intervento.

02

Ricognizioni e lettura del territorio

Osservazione diretta dei terreni, lettura della geomorfologia e, per le opere a rete, fotointerpretazione: gli elementi che permettono di valutare il potenziale archeologico dell'area.

03

Redazione della documentazione

Elaborazione del quadro conoscitivo e degli elaborati da allegare al progetto di fattibilità, secondo le modalità procedurali dell'Allegato I.8 del D.Lgs 36/2023.

04

Coordinamento dei professionisti

Per le verifiche complesse collaboro con geologi, geofisici, topografi e altri specialisti, coordinando la parte archeologica dell'intero iter documentale.

Per le verifiche che richiedono indagini strumentali o competenze multiple, la redazione della VPIA viene condotta in collaborazione con altri professionisti qualificati — geologi, geofisici, topografi, specialisti in prospezioni — con il coordinamento scientifico della componente archeologica.

A chi serve

Per chi progetta, appalta o investe su un territorio.

  • Stazioni appaltanti ed enti concedenti che devono trasmettere la documentazione alla Soprintendenza prima dell'approvazione del progetto.
  • Studi di progettazione e ingegneria che necessitano del quadro archeologico preliminare per il progetto di fattibilità.
  • Imprese e committenti privati che vogliono valutare in anticipo il rischio archeologico di un'area prima di investire.
  • Enti pubblici e amministrazioni che programmano opere a rete, infrastrutture o interventi in aree a potenziale archeologico.

Domande frequenti

Quando è obbligatoria la Verifica Preventiva dell'Interesse Archeologico?

La VPIA riguarda le opere pubbliche e gli interventi soggetti al Codice dei contratti pubblici (D.Lgs 36/2023) nei casi previsti dall'art. 28, comma 4, del Codice dei beni culturali (D.Lgs 42/2004). La verifica di assoggettabilità spetta alla Soprintendenza, sulla base del progetto di fattibilità e della documentazione archeologica trasmessa dalla stazione appaltante. Non è richiesta per interventi che non comportino nuova edificazione o scavi a quote diverse da quelle già impegnate dai manufatti esistenti.

Chi può redigere la documentazione archeologica per la VPIA?

Secondo l'Allegato I.8 del D.Lgs 36/2023, la documentazione viene raccolta ed elaborata dai dipartimenti archeologici delle università oppure da soggetti in possesso di diploma di laurea e specializzazione in archeologia o di dottorato di ricerca in archeologia, iscritti nell'apposito elenco istituito presso il Ministero della cultura.

Cosa contiene la documentazione da trasmettere alla Soprintendenza?

Il progetto di fattibilità (o uno stralcio sufficiente ai fini archeologici) con gli esiti delle indagini geologiche e archeologiche preliminari: dati di archivio e bibliografici, ricognizioni sul terreno, lettura della geomorfologia del territorio e, per le opere a rete, fotointerpretazioni.

Cosa succede se la Soprintendenza ravvisa un interesse archeologico?

Entro 30 giorni (60 per grandi opere infrastrutturali o a rete, prorogabili di 15) il Soprintendente può disporre la procedura di verifica preventiva, che prevede indagini dirette: carotaggi, prospezioni geofisiche e geochimiche, saggi archeologici ed eventualmente sondaggi e scavi in estensione. Gli oneri sono a carico della stazione appaltante.

La VPIA serve anche in fase di progettazione preliminare?

Sì. Un quadro conoscitivo archeologico affidabile fin dalle prime fasi permette di progettare in modo compatibile con le preesistenze, riducendo il rischio di ritardi, varianti e ritrovamenti fortuiti in corso d'opera. Per questo molti committenti richiedono un'analisi documentaria preventiva anche prima della trasmissione formale.

Un'opera da valutare?

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